Meccanismi del riposo
Rieccoti su chissenefrega, la newsletter su creatività, cultura, società e digitale di cui potrebbe non fregarti niente. O forse si. Alla tastiera ci sono io, Erica Cariello, e sono felice che tu sia da queste parti.
Nella scorsa puntata ho scritto di eremitismo digitale.
Se l’hai già letta, D. ha ricominciato a pubblicare su Instagram.
Il nuovo oggetto del desiderio delle patite di benessere è un anello smart progettato per monitorare diversi aspetti della salute e del benessere, con un focus particolare su sonno, attività fisica, recupero e stress.
Oura Ring traccia e analizza in modo approfondito i dati del sonno, misurando parametri come la variabilità della frequenza cardiaca, le fasi del sonno REM e profondo.
Così anche il riposo — considerato medicina per tempi moderni — è stato reso analizzabile e quantificabile: siamo in grado di sapere quanto e come dormiamo, compresa la funzione che valuta la qualità del pisolino (strano perché di solito quando mi sveglio da uno di quelli che durano più di 20 minuti c’è poco da misurare, oltre lo stordimento generale che sentirò per il resto della giornata).
Ricordo ancora quando mia nonna, durante le giornate caldissime di agosto, mi obbligava a “riposare gli occhi” subito dopo pranzo: era una pausa a comando che, a suo dire, mi avrebbe rigenerato. Io, forse da bambina troppo esagitata, restavo a fissare il soffitto con gli occhi sbarrati contando i minuti alla fine della siesta che mi sembrava una punizione.
Negli ultimi anni l’overworking ha smesso di essere un vanto (almeno online), mentre il riposo è tornato al centro delle conversazioni che intrecciano lavoro, produttività e benessere, diventando in particolare uno strumento di resistenza, come proposto da Tricia Hersey, autrice del manifesto Rest is Resistance.
Hersey — artista, poetessa, attivista per i diritti dei neri, teologa di formazione metodista con una laurea breve in Salute pubblica — ha fondato nel 2016 il Nap Ministry (il Ministero del Pisolino o del Riposino) in seguito alle sue ricerche svolte sulla salute della popolazione americana, che l’hanno portata ad approfondire il problema della stanchezza e della carenza di sonno.
Il Nap Ministry propone esperienze di riposo collettivo. La prima, nel 2017 in un centro yoga di Atlanta, in Georgia, è nata come happening artistico: una quarantina di sconosciuti si sono ritrovati per riposare un paio d’ore tutti insieme, sotto la guida di Hersey. Dopo quel primo incontro ne sono arrivati altri, in decine di città americane e in appuntamenti online (soprattutto durante la pandemia), con centinaia di partecipanti. Spesso, racconta Hersey, nelle condivisioni post risveglio le persone si mettono a piangere: «La gente si risveglia piangendo perché capisce quanto è stanca. Non realizza quanto sia grave finché non prova a schiacciare un pisolino nel bel mezzo della giornata. È quel momento di pausa a dargliene una comprensione così profonda».
Alla luce di questi nuovi trend sui pisolini collettivi, trovo ironico pensare che Thomas Edison fosse notoriamente contrario al sonno ma che avesse l’abitudine di fare brevi pause per dormire anche durante l’orario di lavoro. Come racconta Salvatore Peluso nell’articolo La battaglia tra lavoro e riposo, queste pause erano concepite come momenti produttivi, utilizzati per stimolare la creatività. L’inventore affermava infatti di non dormire mai più di quattro ore a notte e che il sonno fosse solo una perdita di tempo.
Oggi, nonostante abbiamo la capacità di tracciare anche i dati più specifici sul nostro sonno, ci sentiamo cronicamente stanchi. La spiegazione potrebbe essere proprio in questo passaggio: sonno e riposo non sono la stessa cosa, anche se molti di noi li confondono erroneamente.
Pensiamo di esserci riposati abbastanza perché abbiamo dormito abbastanza, in realtà non stiamo prendendo in considerazione tutti i tipi di riposo di cui avremmo bisogno. E qui entra in gioco la teoria del sette tipi di riposo.
A parlarne per prima è stata Saundra Dalton-Smith, MD, autrice di Sacred Rest: Recover Your Life, Renew Your Energy, Restore Your Sanity, che ha sottolineato l’importanza di un approccio olistico al riposo in un TED Talk del 2021. “Abbiamo erroneamente combinato i concetti di sonno e riposo e, così facendo, abbiamo semplificato il riposo al punto che sembra inefficace”, spiega Dalton-Smith. “Il risultato è una cultura di individui ad alto rendimento, altamente produttivi ma cronicamente stanchi”.
Da quello che spiega l’autrice, sono sette i tipi di riposo che dovremmo tenere in considerazione per migliorare la nostra vita:
riposo fisico: quello che tradizionalmente consideriamo come mettere in pausa temporaneamente un’attività, con lo scopo di dare sollievo e ristoro al corpo. Si può intendere sia passivo (come dormire o fare un pisolino) o attivo (fare stretching, leggere, disegnare, passeggiare in natura)
riposo mentale: quando ci sentiamo smemorati, abbiamo difficoltà a concentrarci, mentalmente affaticati dalle mille attività, probabilmente siamo in deficit da riposo mentale.
riposo sensoriale: luci intense, esposizione agli schermi, rumori di fondo e conversazioni multiple, di persona o online, possono farci sentire sopraffatti.
riposo creativo: include il senso di stupore e la meraviglia. Come quella che proviamo ammirando le meraviglie della natura, davanti una cascata, una montagna, davanti alle onde. Il riposo creativo include anche godere delle arti, il lasciarsi ispirare dalla bellezza.
riposo emotivo: implica avere il tempo e lo spazio per esprimere liberamente i propri sentimenti e ridurre la tendenza a compiacere gli altri. Il riposo emotivo richiede anche il coraggio di essere autentici, come il saper rispondere anche “non sto bene” invece che dire “tutto benissimo” in automatico.
riposo sociale: quando abbiamo un deficit in questo ambito non riusciamo a distinguere tra le relazioni che ci rivitalizzano e quelle che ci esauriscono. L’antidoto? Apprezzare anche i momenti di solitudine o interagire con per persone che non ‘scaricano’ le nostre batterie.
riposo spirituale: è connesso alla ricerca oltre il fisico e il mentale, per provare un profondo senso di appartenenza, amore, accettazione e scopo. Di unione con il tutto.
Se ti va, raccontami cosa ne pensi su questo tema. È sempre bello vedere che dall’altra parte della casella di posta c’è qualcuno.
La cosa che più mi piace della Chais Longue LC4 di Le Corbusier, oltre ad essere uno degli oggetti più famosi nella storia del design, è che fosse stata concepita per essere una vera e propria macchina da riposo.
Le Corbusier pensava al mobile come un’estensione del corpo umano, come un servitore che più si avvicina al corpo e più si avvicina all’idea di membra artificiale. L’oggetto è puro, una macchina con funzione ben precisa, con un’estetica che si può sintetizzare nello slogan arte decorativa senza decorazione.
Presentata per la prima volta nel 1929 al Salon d’Automne dal trio di architetti ed artisti Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand, la LC4 fa parte del gruppo di mobili creati da Perriand a partire dagli scritti di Corbu del 1925, raccolti nel libro L’Arte Decorativa.
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ALLA TASTIERA
Io sono Erica Cariello, Creative Strategist & Copywriter indipendente (multi)basata tra Milano e spesso altrove. Lavoro all’intersezione tra strategia, creatività, relazioni e cambiamento positivo. Compro molti più libri di quelli che riesco a leggere. Mi divido tra digitale e natura, schermi e carta stampata. Sono sempre alla ricerca di idee e risorse per guidare la creatività. chissenefrega è il mio spazio per condividerne una parte.
Se vuoi scrivermi, puoi farlo su LinkedIn o via email. E se vuoi dare un’occhiata ai miei lavori, puoi sbirciare il mio portfolio.






